In letteratura si possono trovare differenti modelli di Problem Solving, quello presente è stato formulato in maniera originale presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Il Problem Solving Strategico si può applicare per definizione a qualunque tipologia di problema e ad ambiti decisamente diversi tra di loro, tra i quali persino quello della ricerca empirica. Tanto che, questa è stata il fondamento metodologico per la messa a punto delle numerose forme specifiche di intervento terapeutico e di comunicazione strategica sviluppate presso il nostro Centro e applicate con successo a migliaia di casi clinici e a centinaia di problemi manageriali. Proprio per queste sue caratteristiche che permettono di studiare le difficoltà umane e persino le patologie come problemi a cui applicare procedimenti logici rigorosi ma al tempo stesso decisamente creativi, il modello, è divenuto da anni il riferimento teorico ed applicativo per studiosi, psicoterapeuti e manager di tutto il mondo.
Il percorso virtuoso
• Una delle difficoltà maggiori nei processi di cambiamento è che spesso quanto più è forte la necessità di miglioramento, tanto più l'organizzazione "resiste" al cambiamento stesso.
• Il nostro approccio favorisce i risultati organizzativi a partire dalle persone, con piccole azioni graduali che generano subito successi ed innescano una spirale virtuosa.
• Il vantaggio è che si tratta di interventi "facili" per l'organizzazione: lavorando su piccole parti, è possibile "fare accadere gradualmente le cose" superando le possibili resistenze e restituendo alle persone valore, fiducia nelle proprie risorse e responsabilità.
• L'approccio strategico richiede che i membri stessi della struttura siano parte attiva dell'intervento, con la guida del consulente strategico: il che rende questo percorso più "economico", a parità di condizioni, rispetto ad altri.
Sequenza Riassuntiva delle Fasi del Problem Solving Strategico
PROBLEMA
Se si lavora sul problema/i dichiarato si prende avvio dalla sua definizione.
Se si lavora su un miglioramento da realizzare si partirà dall'obiettivo da raggiungere per poi analizzare i problemi da risolvere e le resistenze al cambiamento da superare.
DEFINIRE IL PROBLEMA
cosa è effettivamente il problema, chi ne è coinvolto, dove questo si esprime, quando questo appare, come questo funziona.
ACCORDARE L'OBIETTIVO
Una volta definito il problema, si cerchi di descrivere quali sarebbero i cambiamenti concreti che, una volta realizzati, farebbero affermare che questo è risolto.
Ovvero definire l'obiettivo da raggiungere. Questo è il secondo passo di un processo di problem solving strategico.
ANALISI E VALUTAZIONE DELLE TENTATE SOLUZIONI
La terza fase, è rappresentata dalla individuazione e valutazione di tutti i tentativi fallimentari messi in atto per risolvere il problema in questione. Questa è la fase cruciale di studio della soluzione che parte non a caso dalla valutazione di tutte quelle tentate che non hanno avuto successo. Il costrutto di tentata soluzione che se non funziona, ma viene reiterata, tende a mantenere la persistenza del
problema e a complicarne il funzionamento.
TECNICA DEL COME PEGGIORARE
Il lettore nei confronti del problema da lui prescelto, a questo punto, si domandi: «Se io volessi far peggiorare ulteriormente la situazione invece che migliorarla come potrei fare?» e cerchi di enumerare tutte le possibili modalità. «Quali sono tutti i metodi o le strategie che se adottate mi porterebbero ad un sicuro fallimento nel mio progetto?».
"se vuoi drizzare una cosa impara prima tutti i modi per storcerla di più".
TECNICA DELLO SCENARIO OLTRE IL PROBLEMA
Oltre alla tecnica presentata, al fine di essere ancora più più concretamente focalizzati sull'obiettivo da raggiungere abbiamo formalizzato un'altra innovativa manovra: l'immaginare lo scenario ideale al di là del problema. Domandarsi quale sarebbe lo scenario, riguardo alla situazione da cambiare, una volta che il problema fosse completamente risolto o, nel caso di miglioramenti da ottenere, che l'obiettivo fosse completamente raggiunto. In altri termini si deve di proiettare la nostra mente ad immaginare quali sarebbero tutte le caratteristiche della situazione ideale dopo aver realizzato il cambiamento strategico.
TECNICA DELLO SCALATORE
Quando si ha un problema complesso da risolvere, al fine di costruire una strategia efficiente oltre che efficace, risulta utile partire dall'obiettivo da raggiungere ed immaginare lo stadio subito precedente, poi lo stadio precedente ancora, sino a giungere al punto di partenza. Il tutto in modo tale da suddividere il percorso in una serie successiva di stadi; ciò significa frazionare l'obiettivo finale in una serie successiva di micro-obiettivi che però prendono avvio dal punto di arrivo per tornare indietro sino al primo passo da eseguire. Questa strategia mentale controintuitiva appare chiaro permette di costruire agevolmente la sequenza di azioni da realizzare per risolvere un problema partendo dal più piccolo ma concreto cambiamento possibile.
AGGIUSTARE IL TIRO PROGRESSIVAMENTE
Talvolta i problemi sono complessi al punto tale da richiedere non una sola soluzione ma una serie di queste in sequenza. Come nel gioco delle scatole cinesi o delle matrioska russe, aperta la prima se
ne trova un'altra al suo interno da schiudere, dentro la quale ce n'è un'altra ancora e così di seguito sino all'ultima.
Di fronte a situazioni di questo tipo è fondamentale evitare di voler affrontare insieme tutti i problemi ma iniziare ad affrontare il più accessibile. Una volta risolto il primo passare al secondo e così via, mantenendo però fin dall'inizio la visione della globalità e delle interazioni possibili fra le concatenazioni tra i problemi. Così facendo si evita di perdersi nella ingestibile complessità delle interrelazioni mentre si opera concretamente, ma, al tempo stesso, si mantiene la visione dell'insieme.