La Comunicazione Strategica

Logica di Problem Solving e linguaggio rappresentano le due anime dell'approccio strategico; non esiste Problem Solving Strategico senza linguaggio strategico, non esiste linguaggio strategico senza Problem Solving Strategico.

Due facce della stessa medaglia che vanno accordate, così da creare una sorta di danza dove il cambiamento non sia solo possibile ma inevitabile.


• Alle strategie e tecniche di problem Solving si affianca l'utilizzo deliberato e consapevole della comunicazione persuasoria, veicolo principale per produrre cambiamenti ed effetti positivi (risoluzione di problemi o raggiungimento di obiettivi nella realtà organizzativa oggetto dell'intervento).

• La comunicazione strategica è sempre orientata al cliente e all'obiettivo da raggiungere.



Non si può non comunicare

è il primo postulato della "Pragmatica della comunicazione" (Watzlawick, 1967). Dunque si deve scegliere se farlo in modo casuale e subire tale ineluttabilità, oppure scegliere di farlo strategicamente e gestirla.
La comunicazione può quindi essere definita come l'attività che ci permette di mandare segnali che, a loro volta, generano risposte significative nell'ambiente, attuando un processo sistemico e teoricamente infinito di stimoli e risposte. Il "buon proposito" che anima la comunicazione, può essere del tutto irrilevante. Ciascuno è l'unico responsabile della propria comunicazione e del raggiungimento dei propri obiettivi attraverso di essa. Se non otteniamo il risultato che vogliamo, probabilmente la cosa più saggia da fare è cambiare strategia comunicativa.
 

Il dialogo strategico

Rappresenta al tempo stesso il punto di arrivo e di partenza di un percorso di ricerca, applicazione clinica e consulenza manageriale realizzata nell'arco di oltre 15 anni presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Tale cammino ha visto impegnati a dare il loro contributo non solo gli autori ma molti altri: colleghi, collaboratori e studiosi sia italiani che stranieri e clienti, spesso inconsapevoli dell'aiuto offerto durante i nostri dialoghi.
Punto di arrivo, poiché il dialogo strategico è divenuta la tecnica evoluta per condurre un singolo colloquio, capace di indurre radicali cambiamenti nell'interlocutore, rappresenta la sintesi di tutto ciò che è stato realizzato in precedenza.
Questa raffinata strategia per ottenere il massimo con il minimo, è venuta a costituirsi come una naturale evoluzione della precedente formulazione di modelli di trattamento specifico per particolari patologie, composti da stratagemmi terapeutici e da una sequenza di manovre costituiti ad hoc per le differenti tipologie di problema. È stato proprio grazie al successo conclamato, in termini di efficacia ed efficienza terapeutica di tali protocolli, a guidarci a ideare anche il primo colloquio come un vero e proprio intervento piuttosto che come fase preliminare. Così le domande sono divenute domande ad illusione di alternativa
le parafrasi più marcatamente ristrutturanti, il linguaggio più evocativo di sensazioni, le prescrizioni sono diventate la spontanea evoluzione del dialogo, strategicamente realizzato, piuttosto che una forzatura ingiuntiva. In tal maniera, il conoscere i problemi mediante le loro soluzioni, da costrutto e metodo di ricerca, è divenuto logica operativa e strategia per il primo, e spesso unico, incontro di terapia o consulenza.
Come già riferito, questo è un sapere antico che è stato ripreso e perfezionato durante decenni di lavoro orientato a produrre cambiamenti nelle persone attraverso il dialogare con loro riguardo ai loro problemi da risolvere o i loro obiettivi da raggiungere. Al fine di tracciare le linee essenziali per preparare  adeguatamente la nostra magia, appare utile tenere a mente la procedura da seguire mediante un semplice schema:
 

Domandare => Parafrasare le risposte => Utilizzare immagini evocative
Riassumere parafrasando => Orientare verso l'azione

 

'Punto di partenza', in quanto la messa a punto della tecnica di dialogo strategico e la sua sperimentazione, con i suoi effetti sorprendenti riguardo sia al suo potere nel promuovere cambiamenti che alle sue possibili applicazioni a diversi contesti, ha aperto nuove promettenti prospettive di ricerca e di intervento. Tutto ciò dal nostro punto di vista, è dovuto al fatto che questo metodo induce cambiamenti che non sono il prodotto di direttive che l'esperto' da all'inesperto', ma il frutto di scoperte congiunte dei due, ad effetto del loro dialogo a tal fine sapientemente strutturato. In questo modo si azzera la naturale resistenza che ogni sistema umano, individuale o esteso, oppone al cambiamento del suo equilibrio anche quando questo sia sofferto o addirittura patologico, anzi mediante il dialogo strategico tale limite viene trasformato in risorsa. Poiché il consulente o il terapeuta, come un saggio stratega, con manovre sottili guida il suo interlocutore ad essere lui l'attore protagonista della scena, in modo tale che questi si persuada di ciò che egli stesso sente e scopre. Parafrasando i primi Sette Sapienti della tradizione ellenica, riteniamo che la 'magia' di questa tecnica risieda nella sua dirompente essenzialità, ovvero: «nulla di troppo, solo ciò che è abbastanza».